Movimento di Liberazione Pansessuale : libere dal dolore, libere di piacere
Se siete donne che si fanno carico di bambini, anziani, persone malate, oppure
Se siete uomini e conoscete donne che sacrificano la loro vita per star dietro al nonno invalido o arteriosclerotico, passano il tempo a controllare se ha preso le medicine ecc.
Date un'occhiata a questa petizione
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European Women's Lobby Petition: Advancing equality between women and men through the better provision of care services in European Union"
Click here to sign the petition!
The EWL electronic Petition calls for action at Member State and European Union level to advance equality between women and men through the provision of affordable, accessible and high quality care services in the European Union.
We would like as many women and men as possible to sign the Petition.
Please distribute the above website link widely, via direct mail, links on your websites and newsletters.
The Petition is available for signing until International Women's Day (8th March) 2007. We will then forward the signatures of the petition to European Commission President Barroso and to all of the EU Heads of State and Governments for the European Spring Council, 2007.
For more information about the EWL Care Campaign, please click = here
Thank you very much for supporting our action!
The European Women's Lobby
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Pétition du Lobby européen des femmes: Promouvoir l'égalité femmes-homme par des meilleurs services de prise en charge des personnes dépendantes au sein de l'Union européenne
Cliquer ici pour signer la pétition!
La pétition électronique du Lobby européen des femmes demande aux Etats membres et à l'Union européenne d'agir pour promouvoir l'égalité femmes-hommes par le biais de la mise à disposition de services de prise en charge des personnes dépendantes à des prix abordables, accessibles et de haute qualité au sein de l'Union européenne.
Nous aimerions que le plus possible de femmes et d'hommes signent la pétition et vous = demandons de bien vouloir transmettre le lien ci-dessus le plus largement possible par email, lien sur votre site web, lettres d'information etc.
La pétition pourra être signée jusqu'à la Journée Internationale des Femmes 2007 (8 mars). Nous enverrons ensuite les signatures à José Manuel Barroso, Président de la Commission européenne et à tous les chefs d'Etat et de gouvernements en vue du Conseil de Printemps 2007
Pour plus d'information sur la Campagne du LEF sur la prise en charge des personnes dépendantes, cliquer ici
Merci beaucoup pour votre soutien à notre action !
Le Lobby européen des femmes
EWL-LEF, 18 rue Hydraulique, B-1210 Bruxelles
Tel: +32 2 217 90 20 - Fax +32 2 219 84 51 - email : ewl@womenlobby.org
Website : http://www.womenlobby.org
Mi sono trasferita qui .
Con questo, CloseTheDoor invita la Contessa, la Malvi, e JayMirror a ripostare che questo l'e' un blog a 8 mani !!!!!!!

Dicono che capita agli attori...
Da mesi ho quest'immagine di me davanti alla platea e tremo pensando che diro' un sacco di sciocchezze. Poi penso che queste cose le ho sempre pensate, e che se mi prendo il tempo di studiare, dovrei limitare i danni. Magari riesco a fare bene.
Ad agosto preoccuparsi per novembre sembra preoccupante. Ma in realtà ho cominciato a marzo.....................
"Il fallimento non e' contemplato": chi l'ha detto?
Per fortuna ero in vacanza in Norvegia quando e' capitato il fatto della ragazza pakistana a Brescia, ho avuto la notizia qualche giorno dopo, un po' meno forte. La Norvegia... patria di Ibsen, l'autore di Casa di bambola, la prima opera che rappresenta una donna che lascia suo marito perche' l'ha delusa profondamente. 1910. La protagonista, Nora, esprime un atto d'accusa contro la societa' patriarcale che ha ridotto le donne a serve. La Norvegia.
Corre il pensiero a quella ragazza pakistana che ho conosciuto durante l'Erasmus. Figlia di pakistani, residente in Europa. Sposata a 16 anni a un pakistano con matrimonio combinato, ritorna in Pakistan con lui. Poi il marito si rivela un coglione e i genitori, vedendola infelice, seguono la procedura piu' indolore per le societa' orientali: ingaggiano un avvocato che convince la famiglia del marito a ripudiarla.
Funziona. Lei si libera dal giogo, la famiglia di lei diventa quindi in qualche modo debitrice della benevolenza della famiglia di lui.
La mia amica convince quindi i gentori che per il suo bene e' meglio se il marito se lo sceglie lei. Loro accettano.
Razionalmente.
Ma quando lei il ragazzo se lo trova davvero, un ragazzo occidentale, casca il palco. Loro vorrebbero, vorrebbero davvero con tutte le loro forze capire che diamine passa per la testa della loro figlia. Ma lei si ostina a frequentare liberamente un ragazzo che nessuno sa da dove venga, come una puttana. Litigano furiosamente e alla fine lei lo lascia.
I genitori di lei erano gia' molto piu' aperti di tanti altri. Forse perche' erano benestanti e gente di citta'.
Lei mi disse "Io lo so di essere fortunata, perche' altre ragazze pakistane che si sono messe in questa situazione sono state uccise dalla famiglia".
Ogni volta che penso alla scena dell'omicidio di quella ragazza mi corre un brivido alla schiena.
Come mi succede ancora per Desiree Piovanelli. Lì era brutalità pura e semplice. Il tipo di brutalita' di cui, in Europa, e' curiosamente in testa la Finlandia. Quell'istinto di possesso "Non puo' essere mia, non sara' di nessuno", che fa sì che l'omicidio da parte del partner sia la prima causa di morte delle donne in Europa. La stessa brutalita' di cui sono vittime tante giovani donne del Bangladesh da parte del promesso sposo: dopo un fidanzamento organizzato dai genitori, se la ragazza non ne vuole sapere , il promesso, offeso, si vendica gettandole acido solforico in faccia. "Non puo' essere mia, non sara' di nessuno"
Qui invece il discorso si fa piu' complicato. Non e' bestialita' "gelosa" ma la cultura che piega l'istinto di protezione del genitore.
Mi viene in mente un dibattito sui missionari cattolici nelle Americhe. Una ricercatrice riportava il passo della lettera di una suora, Marie de l'Incarnation, che per anni ha provato a cristianizzare le giovani "selvagge" native canadesi nel 1600. La suora era sbalordita di vedere che i genitori delle ragazze indiane che entravano in convento, se non le vedevano felici, venivano a riprendersele e non accettavano discussioni. Non c'erano altre considerazioni da fare a parte la felicita' dei figli. Non c'era un fine superiore che giustificasse l'infelicita'. Nella platea e' uscita una grassa risata. Credo che tutti abbiano pensato che la vera selvaggia fosse la suora, e quanto ragionevoli invece fossero i nativi. Marie de l'Incarnation esprimeva con profondita' e ingenuita' la cultura cattolica. La nostra cultura cattolica.
I genitori di Hina Saleem per noi sono dei mostri. Per loro, il mostro era lei.
Intendendo per "mostro" l'essere umano che ha perso l'onore. In senso antropologico, il mostro perde il suo diritto di essere e di agire nel mondo.
Marc Dutroux, il pedofilo di Marcinelle, e' un mostro. Il sadico che macellava le coppiette di Firenze, chiunque esso sia, e' un mostro. L'assassino di Tommy e' un mostro. Pietro Maso, il parricida, e' un mostro. Ma anche il padre incestuoso e' un mostro. Se potessimo, queste persone le chiuderemmo in prigione e butteremmo via la chiave. Non c'importa piu' nulla di quello che dicono e pensano, devono sparire.
Questo penso leggendo di Hina Saleem stritolata fra due mondi. E poi non riesco a fare a meno di pensare che nonostante la retorica del "noi siamo meglio", noi Italiani non e' che possiamo parlar tanto.
Ogni tanto i films di Pietro Germi stile
e
, oppure il bellissimo di Damiano Damiani
e il mio preferito
, ogni tanto dicevo ritornano in tv. Oggi un po' meno. Forse perche' pensiamo di essere meglio.
Se non fosse che la clausola del delitto d'onore, che dava una notevole riduzione di pena al marito che uccideva la moglie adultera, e' stata tolta dal codice penale italiano nel 1982.
Penso soprattutto alla madre di Hina Saleem. Chissa' se era stata informata del fatto che suo marito aveva deciso di ucciderle la figlia. Chi lo sa se era d'accordo. O se non l'hanno ingannata, anche lei, come tante donne siciliane nei film di Pietro Germi.
Una volta un arabo mi ha chiesto qual e' secondo me il pregiudizio peggiore contro gli arabi. Ho risposto "Che sono bugiardi e non gli si puo' dare fiducia". Perche' se ti aspetti che una persona menta, non e' possibile nessun rapporto con lei. Ci e' rimasto molto male. Lo penso tuttora. E la domanda se il pregiudizio ha il famoso "fondo di verita'" rimane sospesa a mezz'aria.
Certo c'e' una profonda differenza culturale fra un paese protestante come gli USA dove la menzogna e' il peccato supremo, e un paese cattolico come l'Italia dove "il fine giustifica i mezzi" o un paese musulmano come il Pakistan. In questi ultimi l'inganno, specialmente se le vittime sono le donne, non e' una cosa COSI' disdicevole.
Buongiorno a tutti
Torno in rete per i miei amici Francesi perche’ dopo la storia Zidane-Materazzi mi sono fatta tanto di quel sangue cattivo
che tutto quello che voglio dire a tutti i giornali e in giro per i blog lo metto qui, una volta per tutte. In francese, scusate, ma spero che qualcuno mi legga.
Pour mes amis Français:
Les prétendues insultes racistes
The Guardian a publié le dialogue suivant en prétendant qu’il s’agissait d’une lecture labiale.
-Ordinanza de tirare il costume!!
(Arrête de me tirer le maillot!!)
- Taciti, enculo, hai solamente ciò che merite.
(Tais-toi enculé, tu ne reçois que ce que tu mérites.)
- Si è ciò.
(oui c'est ça.)
- Meritate tutti ciò, voi gli enculato di musulmani, sporchi terroristici
Vous méritez tous ça, vous les enculés de musulmans,sales terroristes)
Ce dialogue n’est qu’une traduction très maladroite du français à l’italien par le traducteur automatique de Google.
"Ordinanza" est une ordonnance ou un "arreté de justice" (un accent de trop!), le verbe "arrete!" se traduit par "smettila!". Le maillot dans ce cas se traduit par "maglietta", ou T-shirt, et non par "costume" qui veut dire maillot de bain. "Enculo" ne veut rien dire, de meme que "taciTI" car en italien le verbe n'est pas reflexif, donc on dit "taci". "Voi gli enculato di musulmani" ne revient à rien non plus, et on dirait plutot "sporchi terroristi" et non "terroristiCI".
Voilà la presse anglaise.
Je voulais signaler donc cette url où on peut trouver ce fameux labial http://maxluere.free.fr/Zizou_Vs_Materazzi.htm Merci à MaxLuere.
Je peux transcrire quelque chose du type (je ne vois pas ce que Zidane dit à Materazzi)
« Gliela dai alla pu**ana di tua sorella... Senti!... Alla pu**ana di tua sorella gliela dai, va**anculo ».
(Tu le lui donne à cette pu*e de ta soeur. Tu m'écoutes! A cette pu*e de ta soeur tu le lui donne, ***)
Je voudrais maintenant dire trois choses sur cette affaire Zidane-Materazzi, avec du calme.
Les exclamations et invectives à fond sexuel
Il faut connaître une chose d'abord: allez dans l'Italie du Sud et écoutez combien de fois les gens se répondent "a soreta" (à ta soeur) pour dire "Tu viens de dire/faire une grosse c*nnerie, va plutôt la dire/faire à ta soeur".
On a dit que Materazzi avait l’air bizarrement étonné d’avoir été puni. En effet, les exclamations à fond sexuel font tellement partie de la langue italienne que souvent on ne réalise pas vraiment qu’on est en train de dire des phrases à double sens. Il suffit d'écouter la chanson « Bartali » de Paolo Conte, qui n'est pas exactement un rustre : en italien pour dire qu’on a les boules on dit « j’ai les parties qui tournent en rond ».
En Italie nous comprenons mal que Zidane, tout en ayant joué dans une équipe italienne, puisse ignorer la signification de ces invectives, très très très grossières certes mais qu'aucun Italien ne prend au 1er degré.
Ce serait comme dire que lorsqu’on appelle quelqu’un "c*n", on entend par ça "organe sexuel féminin".
En Toscane les invectives à fonds sexuel sont tellement spectaculaires qu’on ne peut pas s’empêcher de rire : ma préférée c’est « il budello di tu ma’ vestito da pirata » (les tripes de ta mère habillées en pirate). P-ê l'espagnol arrive-t-il au même niveau que l’italien, mais je sais à quel point ça peut choquer un francophone pour lequel il s'agit d'expressions inconcevables. Et surtout, on les traduit et on les prends au premier sens.
Comprenez-vous un peu l’italien ? Regardez ce blog. 
L'"honneur "
Zidane est un homme de 34 ans, professionnel. Il aurait « défendu son honneur». Materazzi l’aurait provoqué dans le match final de sa carrière, il serait donc aussi coupable, sinon plus coupable que Zidane. J’ai envie de dire aussi haut et fort, que nombre d’intellectuels voire le gouvernement italien ont longtemps combattu cette façon de raisonner « honneur et famille » qui a réglé une bonne partie du Midi de l’Italie jusqu'aux années 1970. Cette façon de raisonner a coûté tant de vies humaines – hommes, femmes, enfants – qui ne respectaient pas le « code d’honneur ».
"On les connaît les Italiens"
Ce propos perce un peu partout dans la presse française. J'ai l'impression que Materazzi a payé non pas à cause de ce qu'il a pu faire mais à cause de la réputation du Pays qui lui donne le passeport.
Totti et De Rossi se sont excusés, Zidane accuse. On a condamné la personne frappée sur la base de ce que dit la personne qui frappe.
Or ce principe de provocation a-t-il été appliqué quand Zidane(F) a frappé Kientz(D), ou quand De Rossi (I) a frappé McBride(USA)?
Non, bien sûr. Parce que les Allemands sont trop honnêtes pour avoir provoqué Zidane, tandis que les Italiens sont suffisamment mauvais joueurs pour frapper sans provocations.
Et encore, Zidane a frappé plusieurs personnes de cette façon. Allez voir combien de fois Platini s'est permis de gestes pareils. Si Materazzi avait été réduit sur chaise roulante, il l’ « aurait mérité » ? J’assiste là à un renversement surréel des proportions des offenses.
Voilà donc le raisonnement des Français: PUISQUE les Italiens sont des magouilleurs, si Zidane a perdu la tête cette occasion, c’est que Materazzi a manigancé. Si l’on proteste, on nous dit de nous taire au nom de Mussolini la mafia les magouilles du calcio... Choses vraies certes mais qu'est-ce que Materazzi a affaire à tout ça???
Cela me confirme que le lynchage médiatique et la condamnation de Materazzi sont en fonction de sa nationalité, ça a peu à voir avec ce qui s’est passé. Et oui, lynchage médiatique, car quand je lis que Materazzi se serait tatoué le prénom "David" non pas parce que c'est le prénom de son fils, mais par anti-sémitisme, ça va créer le monstre, mais bon.
Lynchage médiatique des mes concitoyens aussi: contrairement à ce qu’a écrit la presse internationale, on ne fête pas Materazzi parce qu’il aurait bien fait son travail de tricheur (!!!) en provoquant Zidane mais parce qu’il a marqué des buts spectaculaires et qu’on le pressait à s’excuser aussi de s’être trouvé sur la trajectoire de la tête de Zidane ... 

La mia esperienza in questo blog si conclude
. Sono stata felice di conoscervi, cari amici della blogosfera, ma una serie di situazioni che si sono sommate fanno sì che la mia web-dipendenza vada curata 
Vi auguro tutto quello che desiderate
Ieri, giro in moto col moroso 
Mi ero appena comprata giacca e pantaloni di pelle nera (mi ci sento a mio agio, devo dire
) Solo, non avrei mai immaginato che la visiera del casco mi avrebbe fatto da lente, adesso mi ritrovo con un bell'eritema sul viso
In ogni modo, ci siamo fatti un giro di perlustrazione di quella che dovrebbe diventare in futuro la citta' dove andremo a convivere. 
Bella, mi e' piaciuta e ci e' piaciuta e abbiamo fatto un po' di congetture: quanti metri quadrati, animali sì o no, lavastoviglie sì o no... Quando mi dicevano che anche io mi sarei trovata un moroso non ci credevo, adesso fare questi discorsi mi fa un effetto ben strano
... Insomma: entro nell'ufficio turismo e chiedo se hanno gli indirizzi di qualche agenzia immobiliare. La tipa, gentilissima, mi fotocopia indirizzi e n. telefono, e qualche annuncio sparso di case. Entriamo in un'osteria e inizio a sfogliarli. Un annuncio dice "appartamento per famiglia", un altro "per coppia", un altro "per studente - professionista", un altro "per studentessa" (?!), famiglia - coppia - studente - coppia - coppia - studente - coppia.... Scendo giu' giu' e verso la fine comincio a trovare annunci che specificano "no stranieri".
Lo immaginavo, ma leggerlo e' un'altra cosa. M'imbarazzo e mi irrito, e guardo la citta' con occhi diversi. Il mio Marlon Brando non capisce la mia reazione. Io vedo in quelle due parole un modo elegantemente razzista di escludere gli extra-comunitari. Lui il diritto legittimo e non offensivo di scegliersi i propri affittuari. A me vengono in mente i cartelli "vietato l'ingresso a cani e italiani", e i tanti episodi di xenofobia di cui sono stata vittima o testimone in Gran Bretagna. A lui vengono in mente i ristoranti piu' chic in Giappone in cui stava scritto fuori "no foreigners, please". Perche' gli stranieri hanno la brutta abitudine di soffiarsi il naso. Gesto che in Giappone e' paragonabile a fare la cacca in pubblico. Vederlo fare in un ristorante mentre si mangia, suscita un disgusto fino a svenire.
Accettare degli stranieri mettendogli in lista le cose da non fare non sembra fattibile. Quindi, gli stranieri ci facciano la cortesia di stare fuori. Con questi pensieri che mi frullano nella testa, vado a un seminario dove relaziona un ricercatore danese. Il quale prima di cominciare, convinto di non essere visto, si scaccola il naso e si mangia la caccola.

Sì, decisamente il mio Marlon Brando ha ragione. I Danesi saranno un grande popolo, ma non ce lo voglio vicino un esemplare così 
Ho comprato questo attrezzo qui:
e queste sono le istruzioni:
SGRANOCCHI
Isola i muscoli superiori addominali. Per cominciare, riposi la sua testa sul blocco di schiuma e giaci piatto sul pavimento con le gambe leggermente curvate e tiene l'exerciser leggermente.
Lentamente alzi la sua testa e spalle via il terreno e "sgranocchi" in avanti fino alle sue spalle non toccano piu' lungo il pavimento.
Pausa.
Esali mentre alza il suo corpo e contratti i suoi muscoli.
Inali mentre ti abbassa all'indietro al pavimento.
Ripeti.
Sempre sognato di viaggiare ma piu' che visitare, vivere altrove. Invidio profondamente le esperienze di chi si e' trapiantato o ha vissuto esperienze forti in un altro paese
tipo Chiara in Cina (ho quasi timore a linkare il suo blog qui, l'ho scoperto per caso cercando immagini sulla Cina, ma le sue pagine, e specie questa qui, sono di una poesia e di una forza estrema... se tutte le storie d'amore fossero così... vivremmo in un mondo migliore... anzi mi sento quasi in colpa ad averlo letto)
o anche Lia, che me la sento un po' diversa da me come temperamento, ma la capisco per il suo amore viscerale per l'Egitto
Io posso dire di aver viaggiato piu' di qualcuno, molto meno di qualcun altro... Quello che caratterizza forse pero' chi ha studiato Lingue Straniere, rispetto alle altre persone, e' che o si sentivano prima, o finiscono con il sentirsi, stranieri in patria.
Io ho smesso di sentirmi straniera in Italia e ho voluto tornare in Italia, dopo un lungo viaggio canadese. Mi sono resa conto che in Canada non sarei piu' stata "Sara", ma "l'Italiana, Sara". Non e' una differenza da poco: quando le persone tendono a prevenire le tue reazioni, perche' "tutti sanno che" gli Italiani sono
. religiosi
. superstiziosi
. vogliono bene alla mamma
. sono delle macchine da sesso
. parlano in modo seducente
. amano cucinare
. sicuramente conoscono qualche mafioso oppure sono mafiosi loro stessi
E poi:
. chiaramente se vengono a mancare soldi, la prima persona a cui scappa da guardare siete voi
Ah, ovviamente in Italia
. le donne sono sottomesse ai loro mariti e se credono che non sia così, e' perche' non sanno cosa sia l'emancipazione
. e' impensabile fare figli convivendo senza sposarsi
. avere un figlio gay e' la massima disgrazia che possa capitare
E via discorrendo. La sensazione e' stata molto piu' forte in Canada che in qualsiasi altro paese. La spiegazione che mi sono data e' che essendo un paese a grandissima immigrazione (sarebbero tutti emigranti, lì, ma l'etnia fondante e' quella britannica-francese), hanno la tendenza a catalogare... gli Arabi sono così, i Vietnamiti sono colà, gli Ebrei sono così, gli Italiani sono colà...
In un mio amico canadese questa forma mentale prendeva la forma di una vera e propria frenesia di classificare. Se ci penso mi viene ancora il nervoso. E' venuto a farmi visita in Italia, ecco se lo portavo a fare una passeggiata, era capace di fermarsi in un punto, guardarsi intorno e dire "La formattazione sociale nel vestire e nel pettinarsi, qui e' fortissima" 
Io mi risentivo. Esagero?
La cosa peggiore e' che ad un certo punto mi sono resa conto che stavo entrando in quella gabbia invisibile, falsando le mie reazioni o comportandomi in maniera il piu' possibile "british", oppure "facendo l'Italiana". E' così difficile rimanere sé stessi, altrove. Per quello invidio quelli che se ne strafregano, e ce la fanno.
Comunque....
Il mio ragazzo ha lasciato un pezzo di cuore in Giappone

Io in Canada 

Punto in comune orientale, la mia adorazione infantile per quel libro sui Cinesi della collana "Civilta' del passato" della Vallardi (erano dei veri gioiellini di 50 pagine), i pomeriggi passati a imparare a mangiare con le bacchette
e le nottate passate a guardare i filmS di Zhang Yimou
.
Gli asiatici io non li distinguo.... e li capisco poco.... a Venezia ho un collega Coreano che mette in sequenza parole italiane con la costruzione coreana e sentirlo parlare e' peggio di leggere le istruzioni per l'attrezzo di aerobica tradotto col traduttore automatico. Pero' e' stato emozionante vederlo arrivare con una morosa Giapponese.......e sentirli parlare fra loro in italiano!!!
Fra l'altro mi hanno spiegato che quei due sarebbero una "coppia mista" in quanto fra Giapponesi e Coreani non corre buon sangue .... ma come fra i Cinesi e il resto dell'Asia pare....
Insomma tutto il mondo e' paese
Un collega sinologo (si dice così?) mi ha spiegato che il Giappone si e' sviluppato in maniera completamente propria perche' e' un'isola. In Cina dopo un po' ti rendi conto che loro usano il rosso quando noi usiamo il bianco
, usano il bianco quando noi usiamo il nero
, ma grosso modo, come sistema di valori, ti ci ritrovi. Il Giappone invece e' impermeabile. Non credo che potrei pensare di viverci mai...
Con la morosa del mio collega Coreano sono riuscita forse a scambiare due parole, confermava l'impressione di estrema sorridente silenziosa cortesia che viene loro attribuita... Sempre con una morosa Cinese questa volta di un mio amico Austriaco, sono riuscita a parlare un po' meglio. Oddio, non era proprio "cinese" ma di Taiwan. Cambia tanto? Era estroversa, sicura di se', insomma, sempre per quanto puo' rivelare una persona su un miliardo, mi sembrava piu' simile a una donna occidentale.
(Questa e' anche la risposta che do sempre quando i miei amici stranieri mi chiedono di descrivere gli Italiani sulla base della mia esperienza personale... premetto sempre che gli Italiani sono 60.000.000... sembra una banalita', ma e' così facile dire che i Belgi sono str**zi perche' quel tizio incontrato 7 anni fa all'autogrill ...). Infatti quel ragazzo Austriaco somigliava davvero poco allo stereotipo dell'Austriaco intollerante e impaziente
Adesso abbiamo paura dei Cinesi, come 10 anni fa circa avevamo paura dei Giapponesi
Ci sarebbe un lungo discorso da fare su come noi occidentali ci siamo protetti SLEALMENTE per anni dalla concorrenza dei paesi in via di sviluppo. Ma non mi pare il caso d'incominciarlo, vero? 
Per fortuna esiste il miTTTico corso di cinese del maestro Jun Hao .... Cin cin! (sì lo so e' una parolaccia
)
"Che barba!"
"Col cavolo!"
"No Alpitour?.... Ahiahiahiahiahi" :)))
--> di sicura origine italiana (come dicono i Canadesi:"I made an Italian sign")
Ovvero una versione piu' raffinata:
Sto cercando questo libro da mesi... ne danno tutti recensioni entusiaste ma pare che sia esaurito.... 
Questa e' Benedetta Craveri... credo imparentata con Luca Zingaretti, con cui ha fatto un ciclo sull'arte della conversazione su Radio2Rai Funziona il link al video Tg1?
Mah...
" Nel 1600, in Francia è nata e andata avanti per due secoli una rivoluzione condotta in gran parte da donne, una rivoluzione che ha conosciuto inciampi ma non ha fatto nessuna vittima
"E' la storia di un ideale che prende forma e si cala nella realtà: un ideale di socievolezza e piacevolezza del vivere che è arrivato a dettar legge in fatto di comportamenti, a segnare per sempre la letteratura e più in generale la lingua e lo scrivere, a far giungere la sua onda lunga fino ai terreni della politica. La si potrebbe chiamare "la rivoluzione dei salotti".
"Nasce in spazi privatissimi, dentro le case, e il suo strumento principe è la parola: la parola scambiata a voce, scritta nei diari, nelle memorie e in qualche romanzo, ma molto anche attraverso biglietti e lettere, scambi a metà tra il parlare e lo scrivere, usata come la mia generazione ha usato il telefono e adesso la rete.
"Benedetta Craveri la racconta attraverso le vicende delle donne che ne sono state protagoniste: le preziose, le dame che per due secoli hanno fatto dello spazio privato del loro salotto un luogo dove ci si incontrava, si discuteva di tutto, di passioni, di sentimenti, di letteratura, di nuovo pensiero. Gli intellettuali ci accorrevano, donne e uomini scrivevano romanzi che rispecchiavano quel mondo, li si preferiva ai luoghi istituzionali della cultura e alla corte. Per molte donne sono stati oasi di libertà in cui si costruiva un mondo vicino a loro. Un altro mondo
"Virile o delicata, austera o frivola, libertina o sessuofoba, la “ preziosa ” coltivava un'alta idea di se stessa e del rispetto che le era dovuto, e questo atteggiamento non era soltanto frutto dell'orgoglio di casta, ma nasceva dalla tragica consapevolezza della fragilità della condizione femminile.
Theo Van Gogh ,
discendente del fratello del mitico pittore, era un regista olandese controverso, autore di film sul genere "Arancia meccanica".
Ayaan Hirsi Ali
nata in Somalia, e' stata infibulata all'eta' di 5 anni, ha chiesto asilo politico in Olanda e lì e' meglio riuscita a sfuggire a un matrimonio combinato. E' nota come una feroce critica dei costumi islamici, che prende toni polemici contro la statura morale di Maometto (da lei definito un "pervertito"). E' diventata deputata, e ha scritto la sceneggiatura di Submission per Theo Van Gogh, dove si denuncia l'omicidio d'onore di una figlia da parte di suo padre
Omicidio d'onore che dopo essere stato eliminato dal codice penale occidentale e che viene anzi punito in Occidente, secondo Hirsi Ali non viene punito con la stessa severita' se l'assassino proviene dalla cultura islamica.
Poi si e' scoperto che Hirsi Ali aveva mentito per poter ricevere asilo politico e l'Olanda le ha tolto la cittadinanza. E' stata accolta dagli USA.
Poco dopo aver fatto uscire Submission, Theo Van Gogh viene ucciso per la strada da Mohammed Bouyeri
immigrato di seconda generazione di origine marocchina
Definito da qualcuno un "perdente radicale". "La prospettiva allettante di possedere le più incantevoli vergini del paradiso viene fatta balenare di proposito agli occhi dei giovani addestrati per la morte violenta. E anche coloro che non vengono addestrati ad uccidere e morire spesso vivono in società autoritarie in cui il sesso prima del matrimonio è severamente proibito. L'accesso a MTV, a Internet, ai dvd e alla pubblicità globale rinforza la convinzione che gli occidentali vivano in un giardino degenerato di delizie peccaminose. Questo può provocare un misto di rabbia e invidia... Mohammed Bouyeri da ragazzino provò a conformarsi alla cultura della sua città natale. Si ubriacava, fumava marijuana e cercava di sedurre le ragazze olandesi. In fondo, tutto nella cultura, dalla musica pop agli spot pubblicitari, promette sesso. Questo mondo è molto diverso da quello di casa, dove la pia madre e le caste sorelle vanno protette da occhi lascivi. Ma le cose cominciarono a mettersi male per Mohammed. Le ragazze olandesi non erano facili come pensava. Perdeva progressivamente interesse allo studio. Ci furono aspri scontri con la polizia e sua sorella si trovò un ragazzo. Questo lo fece infuriare. "
L'assassinio di Van Gogh e i messaggi di morte che raggiungono chi riproduca la pellicola nelle sale ha fatto togliere il film dalla circolazione. Pero', il cortometraggio di 11 minuti si puo' comunque scaricare da internet. 
Io l'ho guardato e l'ho trovato brutto. Voi?
Sino all'età di quarant'anni circa, il mio rapporto con la religione ed il cattolicesimo è stato quello tipico dell'italiano medio, cioè assolutamente non problematico. In Italia, tranne poche minoranze, si è cattolici non per scelta ma per destino culturale. Si nasce e si muore senza interrogarsi quasi mai sui temi della religione. Si attraversa un'esistenza scandita dal succedersi di riti - battesimi, matrimoni, comunioni, funerali - dei quali si è smarrito il senso. Riti che in fondo sembrano servire a tenerci compagnia, a non sentirci soli nella vita. Ho preso a riflettere su questi temi quando, appunto verso i quarant'anni, ho iniziato a frequentare per motivi professionali gli assassini. Quando a volte mi chiedono: "Chi frequenti"? Io sono solito rispondere: "Frequento assassini e complici di assassini". Perché in realtà in questi ultimi quindici anni è stato molto di più il tempo che ho trascorso con loro, a interrogarli nelle carceri, a leggere le loro dichiarazioni, ad ascoltare le intercettazioni delle loro conversazioni, che il tempo che ho passato con i miei familiari e con le persone normali. Frequentare gli assassini per me è stato illuminante, perché è stato come frequentare a lungo la morte, lo scandalo della morte. Mors magistra vitae: entrare in confidenza con la morte a volte ti consente di entrare in confidenza con alcuni segreti della vita.
Questa premessa è finalizzata a spiegare come e perché io abbia iniziato a riflettere su Dio, sulla fede, sull'etica cattolica, sul ruolo della Chiesa in Italia. Non per un innamoramento intellettuale, ma direi quasi costretto dalla dura realtà con la quale devo misurarmi ogni giorno, una realtà che quasi ti afferra per il bavero e ti costringe a porti delle domande e a darti delle risposte. La prima volta che nella mia lunga frequentazione degli assassini mi accadde di dovermi confrontare col problema di Dio fu in occasione dell'interrogatorio di un collaboratore. Si chiamava Francesco Marino Mannoia, era un trafficante internazionale di droga, un killer specializzato. Un mese dopo che aveva iniziato a collaborare con la giustizia, nell'ottobre dell'89, la mafia per ritorsione gli assassinò contemporaneamente la madre, la sorella e la zia. Mi trovai a interrogarlo qual-che giorno dopo. Era distratto. A un certo punto mi disse: "Signor giudice, mia madre, mia sorella, mia zia non vengono più ad abitare i miei sogni. Non si fanno sognare da me. E io so perché: Dio mi punisce. Mi punisce perché io ho tradito".
Il caso volle che qualche tempo dopo mi trovai a interrogare un altro mafioso, divenuto pure collaboratore, che era stato uno dei componenti del commando che aveva partecipato all'omicidio della madre, della sorella e della zia di Marino Mannoia. Era un giovane distinto, componente del gruppo di fuoco ai diretti comandi della cupola di Cosa nostra. Questo ragazzo mi disse che lui aveva ricevuto un'educazione cattolica e che tutti i giorni, sin da quando era bambino, la sera diceva le preghiere. E recitava le preghiere anche quando tornava a casa dopo avere eseguito degli omicidi.
La cosa cominciava a complicarsi. Ma una spiegazione mi sembrò arrivare da un altro mafioso, si chiamava Mutolo, anche lui trafficante di droga, anche lui con una cinquantina di omicidi sulle spalle. Una volta andai a interrogarlo con la mia segretaria. E lui aveva un atteggiamento diverso. Poco prima di iniziare il racconto dell'esecuzione dell'omicidio si rivolgeva alla mia segretaria e esordiva: "Shiedo scusa, signora...", dopodiché raccontava. Quando finì questo interrogatorio, io stavo riordinando le mie carte, lui d'improvviso si rivolse alla mia segretaria e le disse: "Signora, mi dica una cosa, ma se lo Stato italiano entrasse in guerra con uno Stato straniero, ad esempio la Jugoslavia, e un soldato italiano uccidesse cento, mille nemici, lei lo considererebbe un assassino, o un eroe di guerra?". La mia segretaria rimase perplessa, lui non le diede neanche il tempo di rispondere perché aggiunse: "Ecco, vede? Io mi sentivo come il soldato di uno Stato. Non mi interessava affatto il giudizio del popolo italiano. Come a un italiano che è in guerra con la Jugoslavia non interessa il giudizio del popolo jugoslavo. A me interessava il giudizio del mio popolo, e io mi sentivo in pace con la mia coscienza e con Dio".
Potrei citare tanti casi analoghi, che sono noti alla stampa, come quello di un famoso capomafia, Aglieri, che durante la latitanza riceveva un frate che celebrava messa; così come potrei raccontare le tante esperienze di perquisizioni, eseguite subito dopo arresti di latitanti e la mia sorpresa nel vedere queste abitazioni le cui pareti erano quasi tappezzate da immagini religiose. La questione per me si complica ulteriormente quando comincia la stagione degli assassini con il colletto bianco. Mi riferisco alla mafia borghese, alla mafia bianca. Cioè quelli che non sparano in prima persona, ma che proteggono gli assassini, li aiutano a evitare le condanne, fanno con loro affari lucrosi, e a volte chiedono agli specialisti della violenza materiale di eliminare qualche ostacolo che si trova lungo la strada e che non può essere eliminato per vie incruente. Il loro motto è: "Dio sa che sono loro che vogliono farsi ammazzare". Mi è capitato di sentirlo più volte nel corso delle intercettazioni. E così mi accadde di cono-scere anche questi sepolcri imbiancati, questi esponenti della borghesia mafiosa.
Ricordo uno dei più rinomati medici di Palermo, che diventò collaboratore e confessò di essere un capomafia. Lui frequentava la Chiesa e mi raccontava che suo zio, che pure era un capomafia, si recava a pregare sulle tombe di coloro che "era stato costretto ad abbattere". E poi venne la stagione degli uomini politici. Uomini politici potenti, importantissimi, anche di rilievo nazionale. E quale la sorpresa nel dovere constatare che questi uomini politici che avevano l'abitudine di recarsi ogni mattina a messa, negli intervalli di tempo partecipavano a summit con capimafia in occasione dei quali si decideva l'omicidio di altri uomini politici!
A questo punto sono stato costretto a pormi una domanda: ma come è possibile che carnefici e vittime preghino lo stesso Dio e che ciascuno di loro sia in pace con sé stesso? Ma poi ho chiesto a me stesso: ma di che cosa mi sto meravigliando?
A volte le cose sono davanti al nostro sguardo, ma noi siamo ciechi e non abbiamo occhi per vederle. Il mondo è pieno di assassini, ben più feroci di quelli da me conosciuti nella mia esperienza palermitana, che credono in Dio, sono cattolici praticanti, sono in pace con sé stessi e che muoiono nel proprio letto, convinti di avere bene operato, confermati in tale convinzione da preti e vescovi che mai li hanno criticati in vita e li hanno benedetti in morte.
Basterà qualche esempio: che dire del dittatore Pinochet il quale ha sempre dichiarato di essere un buon cattolico, di essere in pace con sé stesso e con Dio, e di aver operato per il bene della patria? E che dire dei generali argentini, che condannarono a morte migliaia e migliaia di giovani? Nel corso di alcuni processi alcuni di questi militari per esibire la loro patente di cattolicità raccontarono come loro avessero seguito le indicazioni del clero. E i giudici chiesero: in che senso? E i militari spiegarono: uno dei modi che veniva praticato per uccidere i dissidenti, per esempio i giovani che venivano prelevati all'uscita dalla scuola, era il cosiddetto vuelo. Si prendevano questi giovani, si caricavano su un aereo e poi si buttavano giù nell'Atlantico. Ma alcuni lati prelati ci dissero - aggiunsero gli stessi militari - che questo era anticristiano, non si potevano buttare giù queste persone così. Ci consigliarono di narcotizzarle, e noi le narcotizzammo.
Ma attenzione, il problema dei dittatori latino-americani non può essere minimizzato, ridimensionandolo alla follia morale di alcune persone particolarmente efferate. Perché la storia insegna che le giunte militari argentine, brasiliane e cilene furono il braccio armato di borghesie latino americane che non hanno esitato a fare ricorso al genocidio di massa per difendere il sistema di privilegi che veniva messo in pericolo dalle rivendicazioni popolari. Borghesie di milioni di cattolici, praticanti, che ancora oggi considerano Pinochet, Videla e gli altri militari degli eroi della Patria: per questo motivo non è stato possibile processarli prima ed è difficile processarli oggi, perché processare loro è come processare un'intera parte della società latino americana.
Dunque, ritornando alle mie ben più modeste frequentazioni con gli assassini, di che cosa mi meravigliavo?
Il quesito iniziale, ovvero com'è possibile che vittime e carnefici preghino lo stesso Dio e siano in pace con se stessi, non riguardava più soltanto Palermo e la realtà mafiosa, ma si dilatava nello spazio e nel tempo diventando universale. Ed è un quesito che almeno per me esigeva una risposta. Il politeismo occulto della Chiesa e l'elemosina della corruzione
La risposta che ho tentato di darmi è questa: in realtà vittime e carnefici non pregano lo stesso Dio. Pregano un Dio diverso. Questo miracolo della moltiplicazione di Dio, della coesistenza di più Dio nella stessa Chiesa, avviene grazie al fatto che nella Chiesa Cattolica il rapporto tra Dio e il fedele è gestito da un mediatore culturale: un sacerdote, un prelato. Ogni strato sociale, ogni segmento della società, ogni tribù sociale esprime dal proprio interno culturale, sociale, il proprio mediatore culturale con Dio, che dunque è portatore della stessa cultura, della stessa visione della vita dell'ambiente che lo ha espresso.
Esiste così un Dio dei potenti, e un Dio degli impotenti. Un Dio dei mafiosi, e un Dio degli antimafiosi. Un Dio dei dittatori, e un Dio degli oppressi. Così in America Latina esistono prelati che siedono alla stessa mensa di dittatori genocidi e ne condividono le scelte, e quelli invece che stanno dalla parte degli oppressi, come monsignor Romero, e che si sono fatti ammazzare per tutelare le ragioni degli oppressi. E in Sicilia c'è un padre Puglisi, ci sono sacerdoti come Nino Fasullo, pochi devo dire, e ci sono sacerdoti che invece condividono la cultura mafiosa, che celebrano messa in chiese affollate dal popolo di mafia e dalla borghesia mafiosa.
E poi ci sono i sacerdoti della cosiddetta palude, cioè quelli che non stanno né dalla parte della mafia, né dalla parte dell'antimafia, né con la destra, né con la sinistra, né col centro, ma che stanno solo dalla propria parte.
Ciascuno sceglie liberamente la propria Chiesa e il proprio Dio. Molto democraticamente.
Ci troviamo dinanzi ad un politeismo segreto ed occulto. Questo politeismo è segreto per l'occhio del mondo, ma è conosciuto dalle gerarchie ecclesiastiche che, tranne qualche eccezione, evitano accuratamente di scegliere e lasciano che i vari Dio convivano l'uno accanto all'altro.
A volte mi viene in mente la metafora del banco del casinò, che non perde mai perché punta su tutti i numeri: sul rosso e sul nero, e anche sullo zero. Questo non scegliere è possibile anche perché tranne poche eccezioni la predicazione evangelica ha un taglio generalista che consente a chiunque un approccio non problematico.
La predicazione nelle chiese, tranne delle eccezioni, è incentrata sul valore della famiglia, sulla morale sessuale, e su generici appelli alla solidarietà, all'amore per il prossimo, alla cosiddetta etica dell'intenzione, e a una carità comoda perché si traduce nella cultura dell'elemosina. Così la signora bene della borghesia mafiosa, paramafiosa ed affarista, che con i soldi delle tangenti del marito compra borse griffate Vuitton a tremila euro l'una - mentre ottocento metri più sotto, nei quartieri popolari degradati c'è gente che non riesce a mettere insieme il pranzo con la cena - si sente tanto buona perché regala vestiti dismessi griffati, probabilmente per fare posto ad altri acquisti, perché la sera organizza le serate della Croce rossa per raccogliere fondi, e perché ha adottato dei bambini all'estero versando 50 euro. La stessa signora non si sente assolutamente in colpa poi se non versa i contributi per la collaboratrice domestica.
I mariti, che evadono il fisco, che fanno soldi con la corruzione e con mille altri metodi illeciti, appropriandosi a man bassa di soldi pubblici destinati agli ospedali, alle scuole, destinati a strappare a un destino di mafia migliaia di persone, ascoltano le omelie dome-nicali che predicano l'amore per il prossimo con serena coscienza, compiacendosi della propria bontà per avere staccato un assegno di ventimila euro per la parrocchia, additati dal prete celebrante ai fedeli come esempio di buona cristianità.
Poiché la realtà supera sempre l'immaginazione, vorrei raccontare un episodio emerso nel corso di un processo durante tangentopoli. Un famoso uomo politico, già Ministro della Prima Repubblica, deve operarsi per un grave problema cardiaco: deve recarsi negli Stati Uniti e non si sa se questa operazione molto difficile andrà bene o male. Quindi fa un voto alla Madonna: se l'operazione andrà bene regalerà alla parrocchia cento milioni di vecchie lire. L'operazione va bene. Il politico ritorna, chiama un imprenditore e gli dice che deve dare cento milioni alla parrocchia. L'imprenditore obietta: "ma perché glieli devo dare io?". "Scusa - replica il politico - tu mi devi dare cento milioni di tangente? Invece di darli a me, li dai alla parrocchia, perché ho fatto un voto". L'elemosina finanziata con i soldi della corruzione, da buon cattolico.
La cultura dell'elemosina non costa nulla! E perpetua le catene della schiavitù economica e della sottomissione ai potenti. La cultura dell'elemosina lascia le cose come stanno,si traduce in una acquiescenza all'esistente, in una complicità con l'ingiustizia sociale.
La cultura dei diritti e della legalità invece è scomoda, perché costringe a prendere concretamente posizione dinanzi ai potenti della Terra, quelli che occupano i vertici della piramide sociale, e che sono responsabili della ingiustizia sociale, della povertà e del degrado metropolitano, un moloch che costringe milioni di persone a sopravvivere in quartieri dormitorio che sono delle vere e proprie discariche sociali e dove a volte l'economia dell'illegalità (il contrabbando di tabacchi, la prostituzione, lo spaccio di stupefacenti) diventa un'economia della sussistenza.
Tantissimi trascorrono la propria esistenza in un continuo pendolarismo tra queste discariche sociali a cielo aperto e le carceri, altre discariche sociali al chiuso, assolutamente inumane ed anticristiane perché i detenuti sono costretti a vivere in celle sovraffollate, destinate a tre o quattro persone e dove si è invece costretti a stiparsi a volte anche in dodici, in condizioni di assoluta promiscuità. Quali sono state, tranne poche eccezioni, le risposte delle gerarchie ecclesiastiche a tutto ciò? Silenzio dinanzi alla corruzione sistemica, grave peccato contro la solidarietà sociale. Silenzio dinanzi alla borghesia mafiosa e paramafiosa. Silenzio dinanzi all'illegalità di massa delle classi dirigenti che genera l'illegalità di massa delle classi popolari. Generici appelli ad una solidarietà che si traduce in una elemosina praticata con entusiasmo da queste stesse classi dirigenti: col denaro pubblico. Chiesa e democrazia: due relativismi di segno opposto
Questo segreto ed occulto politeismo della Chiesa Cattolica produce a mio avviso un altro fenomeno segreto: il relativismo etico della Chiesa Cattolica. L'accusa che in questi tempi viene rivolta alla cultura laica è quella di una deriva relativistica dei valori. E qui bisogna chiarire. La democrazia si fonda sulla libertà di coscienza di tutti i cittadini. E su questo si basa la sua superiorità rispetto ad altri regimi politici. La libertà di coscienza determina il pluralismo culturale e il pluralismo dei valori. Il relativismo dei valori quindi non significa nichilismo, disprezzo per i valori, ma al contrario il rispetto per i valori degli altri. Le istituzioni pubbliche sono il luogo nel quale i diversi relativismi si confrontano in modo trasparente. Per decidere quale relativismo deve prevalere su un altro, si adotta il principio della maggioranza. Ma per evitare che il principio della maggioranza si trasformi nella dittatura della maggioranza, e che quindi il relativismo della maggioranza diventi assolutismo, lo Stato democratico dei diritti prevede il frazionamento dei poteri, il loro reciproco bilanciamento e una serie di garanzie per le minoranze.
La democrazia può essere quindi orgogliosa del proprio relativismo.
Il relativismo della Chiesa Cattolica invece a mio parere è occulto ed è tenuto segreto. Ed infatti mentre da un lato i vertici ecclesiastici rivendicano di essere depositari di una verità senza se e senza ma (nel campo di un'etica che si incentra oggi come ieri soprattutto sul terreno i della gestione della sessualità, e su temi quali l'aborto, la fecondazione assistita, la contraccezione), e proprio sulla base di questa verità assoluta tentano di condizionare la legislazione statale, dall'altro lato, nelle chiese e nelle parrocchie di tutto il mondo Dio, la verità e l'etica cattolica si relativizzano, quasi balcanizzandosi.
Perché sui temi che riguardano la quotidiana fatica del vivere,
il dolore del vivere causato dalla prepotenza e dalle ingiustizie
sociali, a ciascuno è dato di scegliere il proprio Dio, e
quindi la propria etica.
Questo relativismo etico produce a mio parere una vera e propria scristianizzazione, una diserzione del cristianesimo. In tante, in troppe chiese, per milioni di fedeli, Dio parla per bocca di preti che frequentano senza problemi i salotti della borghesia corrotta e di quella mafiosa o le stanze del potere dei dittatori, e che riducono Dio a guardiano dei comportamenti da tenersi in camera da letto.
Perché meravigliarsi dunque se nel corso del maxi processo, durante un confronto il capo di Cosa nostra, Salvatore Riina, rivolgendosi a Buscetta l'accusò di essere immorale, perché Buscetta era un fimminaro che frequentava le donne. Riina era sincero, perché per lui la morale era la morale sessuale, tout court. E perché meravigliarsi, se nel corso di un'intercettazione mi è capitato di ascoltare un dialogo di questo genere: un mafioso che si reca precipitosamente a casa della moglie di un capomafia latitante e le comunica la propria preoccupazione perché tizio, pure mafioso, è entrato in una profonda crisi interiore e c'è pericolo che collabori. Commento della moglie del mafioso: "Se lui si deve pentire, si deve pentire dinanzi a Dio, e non dinanzi agli uomini, rovinando così dei padri di famiglia". Ecco l'etica dell'intenzione, la dissociazione fra la morale del pulpito e la morale del confessionale. Questo non scegliere, alla base del relativismo di molte gerarchie cattoliche - naturalmente ci sono sempre delle eccezioni illuminanti - non sempre è praticabile. A volte la realtà ha costretto le gerarchie cattoliche a scegliere. Ma la lezione della storia dimostra che non sempre questa scelta è stata a favore degli ultimi e degli oppressi, i quali sono stati abbandonati al loro destino. In occasione di un viaggio di lavoro a Buenos Aires, ho incontrato le cosiddette madri coraggio che da tanti anni protestano sfilando in silenzio dinanzi ai palazzi del potere, per chiedere giustizia per i loro cari. Mi capitò poi di leggere su una rivista la lettera di una di queste madri. Era il tempo in cui la Spagna chiedeva l'estradizione di Pinochet per processarlo. Il Vaticano
espresse la propria contrarietà. Ho conservato questa lettera, di cui voglio leggere un brano: "Lui, il Papa, che avrebbe dovuto alzare una parola quando c'era la violenza, la disperazione, la strage nelle nostre famiglie, lui che avrebbe dovuto generare tutta la reazione internazionale perché sapeva cosa stava accadendo, lui ha taciuto, abbandonandoci nelle mani degli assassini e dei torturatori. Solo noi sudamericani sappiamo bene che cosa è la curia argentina, cilena, sudamericana. Ed ora che dopo tanti tentativi, tante speranze,
pensavamoche si cominciasse finalmente ad ottenere qualche risposta internazionale alla nostra storia, al nostro dolore, ancora intatto, lui, finalmente dopo tanto silenzio, parla. Ma parla per sottrarre alla giustizia il capo dei nostri assassini, per dire no ad una condanna per i delitti aberranti, terribili che ci porteremo addosso per tutta la vita". È vero, in America Latina c'è stato anche monsignor Romero il quale è stato ucciso perché difendeva le ragioni dei campesinos. Ma mi pare che le gerarchie cattoliche non abbiano scelto monsignor Romero, se è vero, come è vero, che tutta la teologia della liberazione è stata messa a tacere. Che tutte le cattedre sono state chiuse, e se è vero come è vero che la beatificazione di monsignor Romero è rimasta bloccata per sette anni, mentre altre procedono molto velocemente (il risultato è che dai venti ai quaranta milioni di latino americani hanno abbandonato la Chiesa cattolica). Il populismo mediatico delle oligarchie
Ma chi decide queste ed altre scelte? O chi decide le non scelte? Forse il popolo cattolico? Certamente no. E qui veniamo al nodo cruciale del rapporto tra democrazia e Chiesa. Credo che siamo tutti d'accordo su un punto (me ne sono convinto ancor di più leggendo proprio le riviste cattoliche): chiusa la breve parentesi conciliare, si è assistito ad una rivincita delle burocrazie dei vertici vaticani. La storia postconciliare sembra riconnettersi con assoluta continuità alla storia preconciliare. Alcuni parlano del canto del cigno del cattolicesimo medioevale. Siamo ritornati alla restaurazione di una monarchia assoluta che concentra tutto il potere all'interno della Chiesa in un ristrettissimo vertice. Tra questo vertice e il popolo di base non esiste una vera corrente, una vera osmosi. Esiste una frattura fra questa realtà di base e i vertici, che sembrano sempre più autoreferenziali. Mi pare che all'interno della Chiesa Cattolica si stia vivendo una vicenda analoga e parallela a quella che travaglia la storia del potere della laicità. Cioè una ristrutturazione oligarchica e verticistica del potere ed una gestione mediatica delle masse. A questi vertici sembra che il rapporto reale con la base non interessi. Il rapporto con la base invece di nutrirsi di una corrente ascensionale, di un continuo dibattito, sembra essere gestito mediante i media. Un cattolicesimo sempre più ridotto a immagine mediatica, a miracolismo, a sceneggiati televisivi sulla vita dei santi. Vari minuti di Vaticano ogni giorno in Tv: dovrebbe far riflettere che i media di regime, che hanno silenziato chiunque si sia rivelato scomodo per il potere, che hanno censurato l'informazione sui fatti, che ignorano completamente le esperienze di base del popolo cattolico, invece fanno da megafono ai vertici vaticani. Mi viene in mente una frase che una volta lessi: il vero nemico del cristianesimo non è stato Diocleziano, è stato Costantino. Gesù è stato ucciso democraticamente dal potere politico e religioso. Il processo a Gesù è emblematico: il popolo sceglie Barabba. Il popolo gestito demagogicamente dal potere. Gesù viene ucciso fisicamente dal potere ecclesiastico e politico e poi viene ucciso culturalmente dal costantinismo che lo fa diventare instrumentum regni. La scelta
E allora il problema è quello di spezzare questo rapporto perverso tra fede e potere. Spezzare questo rapporto significa restituire la voce di Dio e di Cristo agli uomini perché nel corso della storia lo spazio tra l'uomo e Dio è stato troppo a lungo sequestrato dal potere. Credo che ciò sia compito soprattutto dei credenti. E credo che i credenti per assolvere a questo compito debbano solo essere coerenti con l'insegnamento di Cristo, recuperare l'insegnamento antipotere di Cristo. A me pare che il nocciolo del messaggio di Gesù sia proprio la sfida ai potenti, affinché prendano atto della loro complicità nella sofferenza degli uomini. Solo i poveri sono innocenti, disse, solo i miserabili sono senza peccato, solo chi non ha pane è senza colpa. E a proposito del dovere di scegliere, io credo che l'etica laica e l'etica cristiana coincidano. Sartre disse: l'etica consiste nello scegliere, noi siamo le nostre scelte. E Gesù nel Vangelo (Luca, 12, 51) dice: voi pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, vi dico, ma piuttosto divisione. Quale divisione? La divisione di chi sceglie. E sceglie di stare dalla parte degli ultimi e degli oppressi. Una scelta che si traduce nella carità attiva, per la cultura dei diritti, per la liberazione dalle catene del bisogno, una scelta che condannò Gesù a morte e che sempre nel corso della storia ha condannato a morte chi ha osato schierarsi contro il potere. La lezione di Cristo dunque a me sembra esattamente opposta a quella curiale della non scelta o della scelta a favore del potere. A volte quando a Palermo mi capita di partecipare a cerimonie funebri, per commemorare le vittime di tanti omicidi mafiosi, mi guardo intorno e chiedo a me stesso: chissà quanti assassini, quanti sepolcri imbiancati ci sono qui, in questa Chiesa, accanto a me, in pace con sé stessi e con Dio. In quei momenti chiudo gli occhi; e mi piace immaginare che un giorno qualcuno scriva sulle facciate di tutte le chiese di Palermo la stessa frase che un grande vescovo brasiliano scrisse sulla facciata della sua cattedrale: il mondo si divide tra oppressori e oppressi. Tu, cristiano, che stai per entrare, da che parte stai? * Roberto Scarpinato è Procuratore Aggiunto a Palermo.

ANDATELO A VEDERE E' BELLISSIMO!!!
Forse addirittura meglio del primo!!!!!!!!!
E' abbastanza evidente che la computergrafica ha superato certi impacci iniziali, alla "Toy Story" dove i personaggi erano di una rigidita' imbarazzante. Ma e' curioso trovare alla fine la lista della squadra di persone che si e' occupata esclusivamente dell'animazione dei peli, il che da' la dimensione della quantita' di lavoro........
Ma insomma la storia c'e' e non so davvero come gli sceneggiatori abbiano avuto certe idee, urlavo dal ridere.....
Lo scoiattolino, degno erede di Willy il Coyote e Fantozzi messo insieme, scandisce con le sue disavventure le fasi di scioglimento dei ghiacci. Gli umani muti sono spariti. I protagonisti sono solo gli animali,
che parlano con il senno di poi di calviniana memoria che gli fa spiegara i meccanismi del magma interno alla terra, della tettonica a placche, dell'evoluzione delle specie. A parte qualche concessione "alla Disney" e un balletto hollywoodiano, ci sono dei veri colpi di genio, specie nel finale ... che non vi anticipo assolutamente per non rovinarvi la visione 
Ma.
Un'unica scena, di cui (ovviamente) non riesco a trovare l'immagine, ha sortito un effetto non voluto, quello di costringermi a riflettere pesantemente. La scena riguardava un cucciolo di mammuth. Perso fra i ghiacci, solo, disperato. Era reso così bene, con quei grandi occhioni Disney che rendono ogni animale un bimbo piccolo, che mi sono sorpresa a star male per quella scena.
E a darmi della cretina perche' mi commuovevo per un cucciolo di mammuth in cartone animato. Mentre il caso di Tommy, forse troppo colossale per essere concepito, mi aveva lasciata completamente fredda.
A darmi doppiamente della cretina perche' quando nel mio pendolare settimanale, vedo una persona in difficolta', che chiede i soldi per un biglietto del treno o l'elemosina, o vende fiori, io non posso fare a meno di pensare che sia un drogato, uno zingaro, uno sfruttato dal racket. E che fai, dai i soldi che vanno a finanziare il racket mafioso?
Sentirmi in colpa perche' se non fosse stato per la generosita' di due passeggeri che mi hanno prestato 30E per pagare la prenotazione del treno, oggi sarei ancora a Marsiglia, senza soldi e col bancomat che non mi funzionava, senza avere un letto d'albergo. A Udine un nero mi ha chiesto piangendo due euro perche' doveva fare un biglietto per andare a Venezia, costava 6 euro. Gli ho dato 2 euro, lui si guardava intorno e gli veniva da piangere. Come veniva da piangere a me a Marsiglia all'idea di passare chissa' quanto tempo prima di riuscire a tornare a casa.
Potevo dargli 6 euro.
Non l'ho fatto, ho pensato che chissa' chi era, e se mi mettevo a parlare con lui magari m'incastrava in chissa' quale storia. Poi dal finestrino del treno vedevo che non andava a importunare la gente, ma si fermava davanti ai tabelloni delle partenze, con gli spiccioli in mano, a controllare gli orari. Ci penso ancora adesso.
Mi do' le arie da persona aperta mettendomi a parlare in inglese in treno con le Nigeriane per scandalizzare i bravi Italiani accanto a me, per sentirmi chiedere "Ma Lei parla il nigeriano? - No, quello era inglese. - Ah, le Nigeriane sanno l'inglese? - Sì, lo parlano con un po' di accento ma fra di loro parlano sempre inglese."
Uffa.
Ho guardato quel cucciolo di mammuth cartone animato e mi sono data della cogliona perche' mi commuovo per un film e non faccio nulla per aiutare i bambini veri, quanti milioni saranno?, che si trovano per davvero in situazioni del genere.
E aiutare, ma come? Con chi?

Qualcuno si ricorda di questo telefilm? 
A distanza di anni (e' del 1977), rivederlo e' ancora emozionante.
Credo che abbia cambiato la percezione di molti, e non solo in America, della storia della schiavitu'.
E' stato dopo aver visto "Radici" che in Italia negro e' diventato una parolaccia.
Prova ne sia la versione doppiata di Indovina chi viene a cena (1967), dove Katharine Houghton
fidanzata del bellissimo Sidney Poitier teme che sua mamma svenga perche' E' negro.
La magica Katharine Hepburn............................ E quanto bella non e' la scena in cui Spencer Tracy e' talmente fuori di sé all'idea che la sua unica figlia sposi un negro, che parlando -- o meglio urlando -- col prete tira con un solo scatto l'intero cassetto fuori dal como'?

Un film che invece ho completamente mancato e' Amistad di Steven Spielberg. Qualcuno lo ha visto?
Comité pour la Mémoire de l'Esclavage
A-ri-eccomi sulle terme.
Ne avevo gia' parlato mesi fa. Si vede che e' una cosa che mi colpisce? 
Questa settimana provai il centro termale di Merano. E' nuovo, in realta' non ho capito se lo hanno fatto nuovo o se ne hanno ristrutturato uno vecchio. Ma insomma,
era così bello che per qualche minuto mi sono sentita in colpa di esserci finita dentro. E' costruito con una tecnica che trovo andare molto di moda adesso, una sorta di cubo modulare che vedo spesso nei nuovi teatri dell'opera (c'entra qualcosa? Non so! Comunque sarei molto curiosa di conoscere il nome dell'architett*).
Modernissimo, l'intera struttura e' acciaio-vetro che lascia passare il sole. Quando entri ti danno una specie d'orologio impermeabile che in realta' contiene un chip, che viene "caricato" del tuo pagamento e ti permette di circolare fra le sale e aprire/chiudere l'armadietto dove metti la roba. Non sono una fanatica di tecnologia, ma quell'affarino mi ha proprio gasata 
Specifico subito che non e' affatto caro, ho speso 2euro per ogni ora di piscina. D'acqua dolce e salata. Con getti d'acqua, vortici e idromassaggio. Sì insomma, come dicevo per un po' ho dovuto lottare con l'ambigua sensazione di star troppo bene. Poi ho pensato che in fondo lavoro tranquillamente 15 ore al giorno, e che se non ci fossi andata non avrei fatto sentire meglio qualcun altro...
Uff! Scacciati i sensi di colpa, ero pronta per passare ad una nuova esperienza: il mondo delle saune.

La sezione saune e' a parte ed e' chiusa alla vista esterna. In quanto per entrarci e godere dei benefici della sauna occorre togliersi il costume. Questa della nudita' era stata argomento di discussione a livello teorico ... Da italiana-latina, posso anche essere 68escamente d'accordo con le spiagge per nudisti.
Ma non ne avevo mai provata una!
Durante l'Erasmus era divertente il confronto con i miei colleghi studenti Tedeschi, che trovavano assolutamente naturale ad esempio concludere una serata in spiaggia spogliandosi tutti e gettandosi in acqua.

Oho! Per me era molto piu' facile con una comitiva di perfetti sconosciuti........
ma con i miei amici?!?!? Impensabile.
E quindi, entro nella sezione sauna preparandomi a una sana sferzata di naturismo tedescofono, togliendomi il costume ma tenendo l'asciugamano ben fisso sotto le ascelle. Una volta dentro, l'occhio istintivamente rifugge dal guardare la verita' paterna degli uomini presenti.
Ho sempre il dubbio se mi faccia bene provar sta cosa, ma quando vedo delle donne con le vene varicose, mi tranquillizzo. Dopo un po', mi prende la frenesia di provar tutto: 8-10 minuti di calidarium (che non so se sia la stessa cosa dell'hammam),

immergo i piedi nel frigidarium
per poi fuggire a gambe levate, poi vedo che al posto delle docce hanno dei secchi
che ti tiri giu' con una leva, neanche fossimo dentro "Asterix", poi hanno la stanza neve !!!
che fa tanto Tolstoj
poi mi infilo dentro il bagno di fieno, che ha un profumatissimo odor di stalla ma mi fa girare la testa
Mi riposo un po' nella stanza riposo, appunto, finche' decido di tentare finalmente la sauna finlandese. Ci rimango 5 minuti circa, il tempo di boccheggiare un po' (purtroppo mi ero persa il rito del vapore con ghiaccio profumato che avevano appena fatto, pazienza). Rifletto sulla forma diversa di pudore che s'instaura fra persone che si trovano nude insieme. Piu' difficile mettersi a osservare e far commenti maligni, come capita in spiaggia. Curioso che le culture dove fa piu' caldo siano quelle che vivono peggio la nudita',

mentre in quelle dove fa piu' freddo sia liberatorio potersi spogliare. Al mio paese raccontano ancora quando un mio zio era tornato dal campo di concentramento tedesco, dove era stato spedito da soldato dopo l'8 settembre, insieme con la sua fidanzata (Tedesca anche lei, come il campo: altri non era che una guardia, figlia di generale Gestapo
,
che si era innamorata di questo prigioniero Italiano ! Ma che cosa incredibile l'amore) Insomma al mio paese raccontano ancora di quando mio zio torno', in dicembre, con questa ragazza per presentarla ai suoi genitori.... Durante un pomeriggio lei ebbe voglia di farsi un bagno, e così si spoglio' e si tuffo' nel fiume. Credo che i miei parenti contadini

non sapessero se essere piu' scioccati del fatto che avesse fatto il bagno nuda in pubblico, o che si fosse immersa nell'acqua gelata in dicembre... Esco da questi pensieri e dalla sauna e TA-DAN! Mi immergo di getto nel frigidarium esterno, fino al collo, il tempo di sentire un vero e proprio FLASH che ti arriva fino al cervello
Una spremuta d'arancia prima di andare via..........
E gia' mi da' fastidio gia' rimettermi il costume all'uscita 

Indicazioni e modalita' d'uso della sauna
Una mia amica (un genio, un mostro a scuola) ha rinunciato prima a una possibile carriera di ricercatrice, poi a una carriera in corso ome manager, perche' ha sentito la vocazione di fare l'insegnante. Avendo mancato l'ultimo concorso pubblico ora deve fare la SSIS (Scuola superiore per l'insegnamento secondario). Ma prima di quella deve prendersi una seconda laurea in modo da completare la preparazione nell'ambito disciplinare in cui rientra (si capisce, scritto così? Praticamente e' laureata in una materia troppo settoriale per essere accettata alla SSIS; deve completare il percorso). Anni di vita, soldi, impegno dedicati al raggiungimento di quest'obiettivo. Ovviamente, non e' il tipo di mestiere che ti ripaga con uno stipendio da favola e apprezzamento sociale. Io rimango allibita di fronte alla sua scelta, eppure tanto piu' e' da ammirare - trovo - per questo coraggio di andare controcorrente. Ha iniziato qualche supplenza.
E gia' si sta pentendo amaramente.
No! Non e' per l'atmosfera demotivata. Non e' per le riforme ricorrenti che lasciano tutto come sta (anzi peggio). Non e' perche' ogni mattina deve entrare in una struttura fatiscente. Ma per gli studenti,
che la spaventano.
Stiamo tirando su una generazione di teppisti.
Gli studenti delle superiori non rispondono più se gli dici buongiorno, se li chiami non si girano nemmeno per un'interrogazione, rovesciano i banchi, si menano di pugni e calci (tanto poi se qualcuno si fa male e' colpa del prof), qualcuno si masturba. Il tutto in classe, durante la lezione.
Il preside e' completamente assente e pavido, cosa che demotiva non poco i colleghi . Se telefoni ai genitori, questi normalmente non si degnano di presentarsi ai colloqui se non dopo 10-15 telefonate. Quando si presentano, danno la colpa a te professore che non sai fare il tuo mestiere.
A uno dei consigli di classe la mia amica faceva notare che i genitori avrebbero dovuto collaborare di più nella gestione della delicata faccenda cellulare (ci sono ragazzi/e che arrivano in classe con due cellulari, il più schifoso dei quali in genere costa come due terzi del tuo stipendio, non li spengono mai - al massimo mettono il vibracall - e se ricevono telefonate durante le ore di lezione, al 99,5% sono i loro genitori!!!!) si è sentita rispondere che dovevano essere i professori a controllare - magari perquisendoli? - che li tenessero spenti. Ovviamente pero' se il genitore trova il cellulare spento, si allarma e capace che telefona in presidenza
La cosa carina e' che sui cellulari onnipresenti girano dei filmati
Scena 1: il professore chiama a interrogare, lo studente si butta dalla finestra (dalle risa della classe si suppone che l'aula si trovasse a PT)
Scena 2: il professore e' di spalle che scrive alla lavagna, uno studente si avvicina e gli cala i pantaloni.
Ma se il professore si voltasse e desse allo studente quel bel calcio in culo che si merita, passerebbe subito dalla parte del torto. Forse verrebbe perfino denunciato. E allora, che fai?
Per confronto, mi viene in mente un episodio che Alfred Hitchcock raccontava della sua infanzia.
Aveva mangiato della marmellata da un vaso e trovo' il coraggio di confessarlo a suo padre. Questo qui non disse nulla, ma scrisse un bigliettino, lo piego' e lo diede al piccolo Alfred, dicendogli di consegnarlo al primo poliziotto che avesse trovato. Alfred -- ovviamente -- NON lo apre e fa come gli ha detto suo padre. Esce, per strada trova un poliziotto e gli consegna il biglietto. Il poliziotto lo apre, lo legge, prende il bambino e lo porta in gendarmeria, dove lo chiude a chiave in guardina . Dopo 5 minuti, gli apre e gli dice "Ecco, questo e' quello che succede ai bambini cattivi".
Dopo questa orribile esperienza, Hitchcock raccomandava caldamente di non mangiare mai marmellata.
S
Mi prendo una deroga dalla femminacabbadora per parlarVi di un bello spettacolo che ho visto a Treviso qualche giorno fa............. si tratta, secondo me, del nuovo Arturo Brachetti
Ah sì: who's Arturo Brachetti? E' un attore trasformista di cui qualcuno forse si ricordera' : molti anni fa c'era un tizio che passava in televisione inscenando travestimenti a go-go: Raffaella Carra', ballerino di tango, gorilla, poliziotto....
il tutto a una velocita' supersonica, 3-4 secondi. Poi il silenzio. Io ne conservavo vaghi ricordi di bambina.
Poi vado in Canada, e scopro che esiste un italiano di fama mondiale, che fa spettacoli nei teatri piu' prestigiosi di Parigi, Londra, New York, Tokyo, Montréal...

Sollecitata dall'orgoglio italico, vado a cercare un biglietto e mi tocca pregare per un prolungamento della tournée, perche' c'era tutto esaurito. Ho fortuna: Brachetti evidentemente ha pieta' di noi e prolunga lo show... effettivamente splendido, la ruota di travestimenti e' veloce e travolgente, scherzi, citazioni, canzoni ...

Eccoci fra parentesi: ci siamo dimenticati del passato, ce ne freghiamo del futuro.
Il finale mi lascia senza fiato, la pioggia in scena sbianca d'un colpo il suo vestito nero. Possibile?
Poiche' c'erano persone che avevano malignato sulle effettive possibilita' umane di mettere in piedi uno spettacolo così, la tv francese aveva dato uno speciale sul suo show per mostrare che Arturo si cambia negli spogliatoi con l'ausilio di 8 persone, contando i secondi come se fosse una Ferrari. No, Arturo Brachetti non ha un fratello gemello
.
Insieme con le mie amiche canadesi, ci lanciamo verso il camerino decise ad ottenere un autografo.
Scopriamo che famosi conduttori di programmi televisivi fanno la fila per parlare con Brachetti. Lo troviamo in accappatoio, sempre con la pettinatura a punta in testa.
Non so perche', ma sono come ipnotizzata e bloccatissima. Riesco a balbettare che sono italiana e gli faccio presente che mi ricordavo (vagamente) di lui a spettacoli tipo "Al Paradise". Mi racconta che era stanco di vedersi passare davanti il figlio dell'amico del nipote dello zio.
Un altro talento fuggito.
Quando vedo Loredana Lecciso
mi vien fatto di pensare a lui. Noi ci teniamo la Loredana,
mentre Woody Allen e Jacques Chirac sono contenti d'incontrare lui. Arturo Brachetti.
Ecco, ho divagato.
Quello che secondo me promette di diventare il nuovo Arturo Brachetti (e spero che non se ne vada pure lui) e' Mikele Tomatis. Giovane ma promette benissimo! Bella voce, ha evidentemente studiato danza e canto, una prestanza fisica e una resistenza notevole (e' pure moooooolto bello!) e talento da animatore, riesce a smuovere i sederi dei trevigiani cool che si appoggiano alle colonne con borsetta e/o occhiali da sole, non si smuovono a ballare perche' non han coraggio e poi fa tanto figo rimanere appoggiati alle colonne così.
E soprattutto, si vede che si diverte proprio a cantare le canzoni italiane anni '60 vestito da Austin Powers
Se vi capita, lo spettacolo e' una rarita' in questi tempi di dilettantismo.
Ho gia' parlato del MART da qualche parte.
E' il museo di arte moderna di Rovereto (TN). A parte che forse me ne sono innamorata perche' e' stato il posto dei miei primi appuntamenti con l'Uomo
il MART e' un luogo dove ci si puo' sentire molto piacevolmente ignoranti! E' luminosissimo si respira, e le mostre sono sempre sorprendenti. C'e' un fondo documentario ricchissimo sul futurismo, io personalmente avevo conosciuto questa corrente artistica solo per il versante letterario (Zang tumb tumb & co.), che e' a dire il vero un po' povera. Invece guardando le creazioni futuristemuoio letteralmente dalle risate: la TuTa "vestito rivoluzionario",
il cappellino-di-paglia-per-l'uomo-che-non-deve-chiedere-mai... probabilmente se mi sentisse uno storico dell'arte direbbe che se rido e' perche' non ho capito niente, ma insomma. Sto divagando: attualmente al MART c'e' una mostra che si chiama la danza delle avanguardie. Ne ho parlato un po' anche qui .
Insomma volevo dedicare il post a Loie Fuller. Prima di andare al Mart non sapevo nemmeno chi fosse
Adesso posso darmi arie spiegandovi che e' la donna grazie a cui e' sopravvissuta la danza, ed e' nata la danza moderna. ANVEDI! Aveva inventato un modo di ballare chiamato Serpentine Dance, fatto con tessuti lunghissimi che permettono di superare i limiti fisici del corpo umano.

Loie Fuller riceve ancora omaggi dalle ballerine di oggi. Questa qui si chiama Valentina Niculae

"Intermezzo 04"

Sono una che le parole le studia, e fatico a usarle per descrivere qualcosa che mi ha emozionato. Le parole sono come i soldi. Si usurano. S'inflazionano. Difficile esprimere a parole quello che puo' rendere l'immagine di un film.
Un "uomo in grigio" che si muove in una trama apparentemente inesistente, fatta di atmosfere monotone e depressive. E poi l'amore che sboccia e suscita uno scatto di umanita' ed orgoglio.
No, non è un melodramma. Non è un poliziesco. E non è nemmeno un film sulla mafia.
NEMO TROIA IN PATRIA!*
Rivendichiamo la libertà nel dolore e dal piacere.
Rivendichiamo il diritto del RossoSangue e del NON parlare di uomini.
Non vendichiamo le donne.
Semplicemente ne parliamo.
Questo blog e' dedicato a Lei.
La nostra Eroina Fondatrice e Presidente Onorario.
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